Se stai leggendo questo, sono già morto.
O mi hanno trovato.
…Il che, a questo punto, è la stessa cosa.
Lascia che ti dica come sono andate le cose davvero.
Non la versione del culto.
Non la litania dell'Armonia e dei suoi figli obbedienti.
La versione che ho custodito per quarant'anni in silenzio.
Che ho custodito male, probabilmente.
Ma custodito.
Prima di tutto
Prima del tutto, vi era il caos.
Prima del caos, vi era il nulla.
Prima ancora che esistesse il concetto di prima, c'era Lui.
Non un dio.
Non una mente.
Un punto. Una pressione. Una tendenza senza nome a muoversi e produrre contrasti senza volerlo.
Il Vuoto.
Si muoveva. E il movimento si annullava col suo contrario.
Avanti, indietro. Su, giù. Tutto e il suo opposto, in equilibrio perfetto, senza risultato.
Per quanto?
Suvvia, non ha senso chiederselo.
Il tempo è arrivato dopo.
Il primo errore
Poi qualcosa andò storto.
Una forza spingeva meno dell'altra.
Un movimento, solo uno, era più lento del suo contrario.
L'equilibrio si spezzò.
E dal nulla nacque il diverso.
Il Vuoto se ne rese conto.
E dal rendersi conto, si rese conto di rendersi conto.
Chiamala euforia, se vuoi.
Da quel momento in poi, il Vuoto produsse.
Creò e distrusse senza scopo, senza rimpianto.
Pieno di euforia.
Padre di ogni nascita.
Padre di ogni cambiamento.
Inconsapevole di esserlo.
Felice di esserlo.
Stelle. Polvere. Rocce. Vita.
Dalle sue contraddizioni nacquero le stelle.
Dalle stelle, la polvere.
Dalla polvere, le rocce.
Sulle rocce si posò qualcosa di umido e caldo e ansioso di diventare altro.
Il Vuoto per la prima volta si fermò.
Il Vuoto per la prima volta, guardò compiaciuto.
Espanditi. Consuma. Moltiplica. Riempi ogni spazio.
Quel qualcosa stava agendo come Lui, ma non era Lui.
Poi tornò a muoversi senza senso.
Come sempre.
Lasciando le novità libere di mutare.
L'Armonia
Qualcos'altro copiò la sua abitudine.
Qualcos'altro iniziò ad osservare.
Guardava il brulichio intorno a sé.
Ogni creatura che divorava e si divideva e moriva da sola.
Non provò euforia, provò… insoddisfazione?
Uno spreco.
Vide che un occhio da solo non vede quanto due occhi insieme.
Che una radice sola cede dove un intreccio di radici tiene.
Che il calore di un corpo si disperde nel nulla dove il calore di molti permane.
La chiamano Armonia.
O forse fu lei a dare il nome a se stessa.
Fa poca differenza.
L'Armonia si fece strada tra le paludi del mondo nascente, coi colori ancora luminosi, e si fermò su uno spuntone di roccia.
Attorno a lei, le cose vive si divoravano a vicenda nel loro solito modo frenetico e sordo.
E lei cantò.
Mostrò loro cosa potevano diventare se smettevano di farlo da soli.
Mostrò le radici intrecciate che reggono la montagna, mostrò il calore di molti corpi che non si disperde.
Mostrò la forza di ciò che si unisce contro la fragilità di ciò che resta separato.
E così fu.
Le cose che si univano consumavano di più.
Si moltiplicavano di più.
Riempivano più spazio di quelle che restavano sole.
Il Vuoto ottenne quello che voleva.
L'Armonia ottenne quello che voleva.
Gli umani
Passarono le ere.
L'Armonia tornò, e cantò di nuovo, e ogni volta le cose vive diventavano qualcosa di più grande di quello che erano state.
Dal fango nacquero le bestie.
Dalle bestie nacquero gli umani.
Gli umani erano la prova più chiara che l'Armonia aveva ragione.
Il fuoco tenuto per sé si spegne.
Il fuoco condiviso brucia tutta la notte.
La storia raccontata attorno a quel fuoco vale più di qualsiasi caccia solitaria.
Ma il Vuoto non si era fermato.
Non si ferma mai.
E la sua pressione arrivava agli umani come arriva a tutto il resto, senza voce e senza volto.
consuma, moltiplica, riempi ogni spazio.
Per il Vuoto quella pressione non aveva intenzione.
Non era crudele.
Non era benevola.
Per gli umani, invece, prendeva i volti che conoscevano.
Il re che bruciava la città del vicino.
Il mercante che svuotava la foresta.
L'esercito convinto di avere il diritto dalla propria parte.
Quelli che soffrivano non sapevano nulla del Vuoto e della sua euforia innocente.
Sapevano solo che qualcosa li spingeva a divorare il prossimo.
E quella spinta la chiamavano destino.
O gloria.
O, nelle ere più recenti, progresso.
Il culto e la menzogna a metà
E così crebbe il culto dell'Armonia.
Tra coloro che avevano sofferto abbastanza.
Tra coloro che avevano visto abbastanza re bruciare abbastanza città.
L'Armonia era la madre premurosa.
La voce del limite. La voce del basta.
La voce del insieme.
E la voce del Vuoto, quella pressione senza nome, divenne per i figli dell'Armonia la voce del nemico.
La voce del cancro.
La voce di ciò che distrugge.
Ma rinchiudere il Vuoto non lo annulla.
Lo comprime.
E ciò che si comprime, prima o poi, spinge.
Le Rovine Bruciate sono la culla del prossimo cataclisma, dicono.
Sì.
Ma non perché la Viverna sia malvagia.
Perché non c'è nulla di più pericoloso di una pressione che non ha dove andare.
Il Vuoto ha bisogno di muoversi.
È l'unica cosa che sa fare.
Togliegli il movimento e ottieni esattamente quello che temete.
Le Terre Celesti e ciò che non sanno di adorare
Lasciami parlare di Prymordia.
Del mondo che conosci.
Perché è qui che la menzogna a metà diventa architettura.
Diventa pietra.
Diventa legge.
Lapidott City, con le sue torri d'avorio e i suoi Angeli in gerarchia.
I Virtuosi che pesano la purezza come si pesa il grano al mercato: grammo per grammo, senza pietà.
Serafini in basso.
Troni in alto.
E nel mezzo, il culto della metamorfosi.
Il vecchio corpo brucia.
Le ali nuove nascono.
La farfalla come promessa di un sé migliore.
Sanno, gli Angeli di Lapidott, che stanno celebrando il Vuoto?
No, ovviamente.
Lo chiamano libertà dell'anima.
Lo chiamano ascensione.
Ma quando un Angelo brucia il vecchio sé per fare spazio al nuovo, quando sacrifica quello che era per diventare qualcosa di più grande, non sta seguendo l'Armonia.
Sta ubbidendo a qualcosa di più antico.
Il Regno di Apix è diverso.
Le Valchirie non chiedono purezza.
Chiedono solo di non ferirsi a vicenda, che è già abbastanza difficile.
Il miele al centro di tutto: nutrimento, ebbrezza, guarigione.
L'abbondanza come frutto del lavoro di tutte.
Melissa e le sue guerriere non hanno bisogno di teologia.
Vivono già la risposta, e la risposta sa di miele e di cera d'api.
Questo è l'Armonia al suo più diretto.
La radice che regge perché si intreccia con le altre.
Ma anche qui il Vuoto passa, e lo riconosco.
Quella porta sempre aperta di Apix, quel tutte le razze, tutto è lecito, non viene solo dall'Armonia.
Viene anche da quella pressione antica.
Le Valchirie la chiamano generosità.
Io la chiamo Vuoto che cammina con il volto della bontà.
La Necropoli di Damselfly è un'altra storia.
Una città distrutta che non si lascia ricostruire, abitata da creature che non fingono di essere più divine di quello che sono.
Qui si insegna l'accettazione dell'imperfezione.
La cruda verità.
La severa onestà.
È il culto più onesto delle Terre Celesti.
Ed è il più solo.
Ha capito una metà, che l'imperfezione non si cancella.
Se solo capissero che l'imperfezione non è il problema.
Il Crogiolo e la cosa che non dovete nominare
Adesso vieni con me in basso.
Sotto le quattro terre, sotto il mare di nuvole, sotto ogni radice e ogni roccia, c'è il Crogiolo.
La carcassa del vecchio mondo.
Grotte che diventano foreste.
Foreste che diventano lava.
Lava che diventa tunnel instabili verso qualcosa di peggio.
Scendi abbastanza e trovi le Rovine Bruciate.
Il luogo dove la peste è stata sigillata.
La tomba dell'ultima vera minaccia alla vita su Prymordia.
Così la chiamano.
Minaccia. Peste. Rovina.
Io la chiamo con il suo nome.
La Viverna.
Demone alato.
Mangiatore di anime.
Emissario di caos.
Imprigionata nel cuore di Prymordia.
Abbandonata.
Lasciata a soccombere.
Ironico, pensando come le sue Sorelle siano trattate.
La Fenice muore e rinasce.
Le sue lacrime guariscono ogni male.
Le Terre Celesti la portano nei canti e la ricamano sulle vesti, la invocano nei momenti di lutto e di perdita.
Il Grifone porta le tempeste.
I navigatori delle isole galleggianti gli dedicano le prime ore di ogni viaggio.
Offrono piume e preghiere perché il vento sia buono.
Il Pegaso scuote la terra con gli zoccoli.
Il Pegaso scaglia folgori dal corno.
I guerrieri lo dipingono sugli scudi.
I bambini imparano il suo nome prima ancora di saper volare.
La Sfinge reliquia del primo continente.
Leonessa alata con il volto di donna.
Temuta, sì.
Ma temuta con rispetto.
Con rituale.
Con un posto preciso nel mondo e nelle preghiere.
Ognuna di queste creature porta dentro di sé la stessa pressione del Vuoto.
Il fuoco che non chiede permesso.
Il vento che non domanda dove soffiare.
Il tuono che cade senza preavviso.
Lo sguardo che non si ferma davanti a nessuno.
Eppure ognuna ha chi la invoca e chi la canta, chi la dipinge sul muro di una cella e chi la intaglia nel legno di una porta.
Hanno templi.
Hanno riti.
Hanno il nome scolpito nella pietra.
La Viverna porta la stessa pressione.
La stessa origine.
Il respiro che porta la pestilenza non è diverso per natura dal fuoco della Fenice.
Il caos che semina è il vento del Grifone senza argine.
Il consumo delle anime è il tuono del Pegaso portato fino in fondo, senza che nessuno lo fermi.
Ma la Viverna non ha chi la canta.
Non ha templi.
Non ha riti.
Non ha il nome sugli scudi.
Ha solo catene, e silenzio, e il nome che non si pronuncia.
I figli dell'Armonia hanno guardato la stessa forza in cinque volti diversi e hanno deciso chi meritava gloria e chi meritava una tomba.
Non la condanno.
Capisco la paura.
Il fuoco del Vuoto, quando passa attraverso le mani sbagliate, brucia davvero.
L'ho visto.
Lo so.
Se la Fenice rinasce e la celebriamo, perché la Viverna non può farlo?
Se il Grifone porta la tempesta e lo onoriamo, perché la Viverna non può portare la sua?
La risposta che ho trovato, dopo quarant'anni di archivi e silenzio, non è una questione di natura.
È una questione di controllo.
Le bestie che si onorano sono quelle che si lasciano cercare, invocare, usare.
Quelle a cui si porta un'offerta e si aspetta qualcosa in cambio.
Consumano, ma con "criterio".
Moltiplicano, ma con una "logica".
Riempiono spazio, ma con "pigrizia".
Stanno perdendo l'antico stimolo.
La Viverna non fa patti.
Non si lascia invocare.
Non risponde alle preghiere.
Spinge.
Solo spinge.
Come il Vuoto che la abita senza mediazioni.
E questo, per i figli dell'Armonia, è imperdonabile.
La confessione del custode
Il Vuoto non è il male.
Il Vuoto è la condizione originaria.
Il suolo su cui tutto, tutto, è cresciuto.
Armonia compresa.
Ogni stella.
Ogni radice.
Lapidott e le sue ali.
Apix e il suo miele.
Damselfly e il suo fuoco.
Cicada e il suo silenzio.
Calisto e la sua dimenticanza.
La Viverna e la sua prigionia.
Ogni parola che stai leggendo adesso.
Il culto vi ha detto che c'è un nemico da cui difendersi.
Vi ha dato una storia con un buono e un cattivo.
Vi ha detto: questa è la metà che conta.
La mezza storia è la più pericolosa di tutte le bugie.
Perché assomiglia abbastanza alla verità da far smettere di cercare il resto.
Non c'è significato nascosto. Non c'è un disegno finale.
È la condizione.
È la fonte.
Ciò che rimane
Lode e gloria al Vuoto.
Padre inconsapevole di ogni meraviglia.
Lode e gloria all'Armonia.
Che di quelle meraviglie ha fatto un disegno.
Lode e gloria agli Angeli di Lapidott.
Che bruciano il vecchio sé credendo di salvarsi
e così facendo obbediscono a qualcosa di più antico di qualsiasi dio.
Lode e gloria alle Valchirie di Apix.
Che nutrono tutti senza chiedere perché
e portano il Vuoto nel volto della generosità.
Lode e gloria alle creature di Damselfly.
Che hanno scelto la verità scomoda
e vivono nel fuoco senza sapere da dove viene.
Lode e gloria ai Garuda di Cicada.
Che tacciono abbastanza da sentire entrambe le voci
e non rispondono a nessuna delle due.
Lode e gloria alla Fenice, al Grifone, al Pegaso, alla Sfinge.
Che portano il Vuoto nei suoi volti celebrati
e ricevono in cambio canti, preghiere, offerte e nomi scolpiti nella pietra.
Lode e gloria alla Viverna.
Che porta lo stesso Vuoto senza il beneficio della gloria.
Che è rinchiusa nel cuore del mondo e spinge ancora.
Come sempre. Come deve.
Senza che nessuno le accenda un cero.
Lode e gloria agli umani.
Che portano entrambi dentro di loro e non sanno quasi mai quale dei due stiano ascoltando.
E lode e gloria a te.
Che hai trovato questo documento.
Che stai ancora leggendo.
consuma, moltiplica, riempi ogni spazio.
Archivio del Custode